Vocabolari politici, che passione

Lo sforzo dei dizionari di provare a dare forma a ciò che appare sicuramente informe se osservato con gli occhiali di certe categorie interpretative usuali dell’analisi giornalistica e politologica

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Se la forma-partito, da parecchio tempo, non se la passa più molto bene, la forma-dizionario pare godere invece di maggiore e migliore fortuna.

Come dimostrano le uscite di alcuni vocabolari-lemmari volti ad aiutare l’opinione pubblica a districarsi nel labirinto borgesiano della politica nazionale e dei nostri public affairs. Oggi esce infatti IL Renzi, curato da Mario Lavia (Editori Internazionali Riuniti), un lavoro a più voci e più mani di scomposizione del prisma rappresentato dal premier e di rilevazione del sisma che ha innescato nelle liturgie e nelle consuetudini del sistema politico nostrano. Mentre da poco sono stati pubblicati Alfabeto Grillo. Dizionario critico ragionato del Movimento 5 Stelle(a cura di Marco Laudonio, Mimesis) e Virus. Dizionario essenziale del M5S (di Alberto Di Majo, Editori Internazionali Riuniti).

L’analisi per voci della cultura politica vanta nel nostro paese una tradizione gloriosa, a partire da quella vetta indiscussa che coincide con il Dizionario di politica di Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino (Utet), o, in altro ambito, con il memorabile Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano (Utet), ambedue fedeli, per tanti versi, alla matrice originaria e più illustre da cui scaturisce ogni ambiziosa operazione di catalogazione di qualche settore del sapere, vale a dire l’Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers par une société de gens de lettres.

Un monumento imperituro edificato alla Ragione, la prima iniziativa di organizzazione culturale di così ampio respiro nella storia della modernità e l’autentico “manifesto” dell’Illuminismo, di cui risultano debitrici anche, con le rispettive specificità, le successive tassonomie e ripartizioni partorite dal positivismo.

E, mutatis mutandis, senza ovviamente farsi suggestionare da parallelismi improbabili, è proprio l’impianto illuministico a fare da sfondo alla forma-dizionario che ritorna sugli scaffali delle librerie. Non tanto sotto le insegne della volontà classificatoria, perché le intricate fenomenologie politiche di cui IL Renzi e i dizionari sul pentastellismo si trovano a cercare di dipanare i fili si dispiegano davanti ai lettori-cittadini (e ai cittadini-elettori) all’insegna del mutamento continuo.

Ma, giustappunto, sotto il profilo dell’anelito alla comprensione e alla decifrazione del non precisamente o non ancora conosciuto che attiene all’esercizio della razionalità (e della critica della ragione), e rimanda a un’ascendenza di tipo enciclopedico-illuministico. Di qui scaturisce lo sforzo dei dizionari di provare a dare forma a ciò che appare sicuramente informe se osservato con gli occhiali di certe categorie interpretative usuali dell’analisi giornalistica e politologica, come il “renzismo” e il “grillismo”.

Tendenze da vari punti di vista post-politiche e post-ideologiche (e forse anti-politicistiche più che anti-politiche, si può oggi aggiungere) e, soprattutto, tuttora in itinere e in progress, tali da non consentire dunque i bilanci disciplinari definitivi effettuati dai grandi dizionari citati in precedenza. Là si fissavano definizioni destinate a valere per le generazioni seguenti di studiosi, e si tiravano, in maniera autorevolissima, delle somme; qui si tracciano coordinate per una navigazione in un mare aperto e in una politica fattasi assai liquida, scivolosa e incerta (come la società che fatica sempre di più a venire rappresentata, e a cui i due “movimenti” mappati mediante lemmi intendono, in maniera differente, fornire delle risposte). Perché, nel frattempo, e rispetto agli augusti predecessori, la forma-dizionario di cui stiamo discorrendo esprime e si fa portatrice di una razionalità più “debole”, inevitabilmente passata sotto le forche caudine del postmoderno.

Una ragione “topograficamente” più limitata, anche se nient’affatto debolista, e desiderosa di tirare fuori dalla cassetta degli attrezzi desueti il rasoio di Occam, per impugnarlo in versione riveduta e corretta – e assolutamente contemporanea.

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