V come Voto

5 anime per 5 stelle
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

Molta acqua è passata sotto i ponti della politica, da quando i simpatizzanti di Beppe Grillo si sono affacciati alla competizione elettorale, prima come “amici di Grillo”, poi come vero e proprio MoVimento 5 Stelle, a cominciare dalle regionali del 2010. Il successo li ha fatti passare da quote di popolazione decisamente minoritarie, intorno al 3-4%, a livelli decisamente competitivi (da maggio 2012), fino al grande boom delle scorse consultazioni politiche, elezioni che lo hanno posto e lo pongono tuttora tra i due o tre partiti più appetiti dall’elettorato.
Questo straordinario successo, che ne ha almeno quintuplicato le adesioni, ha ovviamente comportato un complessivo ridisegno della struttura degli adepti, modificando in maniera evidente il profilo dell’elettorato originario.
Ancora a gennaio-febbraio 2011 la fascia di italiani che sceglieva il M5S era composta da una “razza” decisamente particolare: un elettorato prevalentemente maschile (per quasi i due terzi); residente nel nord-ovest (soprattutto in Piemonte) e nel centro-nord (in prevalenza in Emilia e Marche); abitante in città grandi e con scolarità decisamente elevata; forte presenza di giovani, ma non giovanissimi (oltre il 60% compresa tra i 25 e i 45 anni, il doppio rispetto all’intero contesto nazionale); con oltre la metà lontana da afflati religiosi (almeno 20 punti in più del resto degli italiani).
Dal punto di vista politico, moltissimi tra loro erano attraversati da un forte interesse per la politica (quasi il 70%, contro il 48% degli altri elettori) e avevano avuto precedenti storie elettorali di sinistra o, per almeno un terzo, di diserzione alle urne; la loro composizione vedeva quindi una maggioranza che si collocava nel centro-sinistra o nella sinistra più estrema e un 35% che si dichiarava estraneo alla tradizionale dimensione destra-sinistra, con unapresenza residuale di elettori vicini al centro o alla destra.
Il disegno del loro profilo era dunque abbastanza semplice da tratteggiare: elettori impegnati, con livelli socio-culturali nettamente superiori alla media che, avendo sperimentato una forte disillusione nei confronti dei partiti politici, avevano deciso di optare per una forza di movimento, dove la delega era bandita, a favore di una chiara responsabilizzazione individuale, senza mediazioni. Ed erano ovviamente innamorati della rete: luogo privilegiato per conoscere e informarsi, per lo scambio e l’interazione sia con gli amici che con i nemici.
Questi ultimi si incarnavano soprattutto nei politici nel loro complesso, ma con qualche importante distinzione al momento della scelta di voto nei ballottaggi, dove chi non si asteneva confluiva poi nella scelta dei candidati di centro-sinistra.
Ma il quadro evolutivo che si poteva immaginare, a partire da questo profilo, era facilmente preconizzabile: una nicchia certo speciale e impegnata, rispetto alla media degli elettori italiani, con scarsissime possibilità nel contempo di diventare una forza politica capace di incidere realmente sul futuro elettorale del Paese, almeno dal punto di vista quantitativo. Il M5S era dunque destinato, a quei tempi, a rimanere davvero soltanto un piccolo movimento alternativo, di contestazione a volte un po’ sterile e senza grandi chance di espansione.

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