Pd-M5S, più della legge elettorale conta lo streaming

RENZI-M5S, INCONTRO IN PUNTA FIORETTO, RAGIONIAMO INSIEME

Il mezzo più che il messaggio. Lo streaming più che la legge elettorale.

Sarà che siamo freschi orfani della Nazionale uscita mediocremente dai mondiali in Brasile ma in neanche 24 ore i milioni di social CT han dovuto improvvisarsi esperti di leggi elettorali. Mentre si ha la palese dimostrazione che lo streaming politicamente non serve a niente.

Chi si è collegato e aveva un’idea già definita non l’ha cambiata, così si può affermare apoditticamente che ha vinto Renzi o che ha vinto Di Maio. Chi non ha interesse ad approfondire l’ingegneria elettorale può decidere se sia stata più efficace la battuta del presidente del Consiglio o quella del vicepresidente della Camera.

Ma in diretta le simulazioni sugli esiti del voto con l’italicum o il democratellum sembravano un elemento accessorio, così come gli interventi di Danilo Toninelli – il primo firmatario nell’autunno 2013 della proposta di legge elettorale M5S, poi modificata in rete con cinque votazioni nei primi mesi del 2014 – sembravano il “tempo di parola” lasciato all’esperto, che intervenendo sui limiti delle due proposte di M5S e Pd quasi perdeva l’identità grilina, all’insegna di un nuovo “sono tutti uguali” non più in chiave esclusivamente negativa. Tanto che è lui a proporre un secondo incontro in streaming a stretto giro assieme agli uffici legislativi, da navigato insider della scatoletta di tonno. Una frase che sarebbe stata bene in bocca anche al capogruppo dem alla Camera, Roberto Speranza.

Nel merito, per farsi un’idea, sarebbe stato più opportuno leggere i resoconti stenografici delle sedute delle commissioni parlamentari che stanno affrontando le riforme istituzionali come il lavoro dei saggi della commissione istituita da Quagliariello e Letta nel 2013, così da ragionare su pesi e contrappesi connaturati alla forma di governo che assieme alla legge elettorale si delineerà. Magari è più utile per la democrazia, specie se vogliamo davvero conoscere per deliberare, ma certamente più noioso.

Invece l’incontro in streaming tra Pd e Movimento 5 Stelle diventa un’occasione per dividersi e per provare a dire se ha vinto l’uno o l’altro partito, se ha vinto la presenza di Renzi o l’assenza di Grillo.

Il convitato di pietra, oggi assente, ha comunque imposto quello che Massimiliano Panarari ha definito come il «fondamentalismo dello streaming» (per la verità, a corrente alternata e non a senso unico).

E da domani potrà rilanciare uno dei suoi refrain: «Avete visto che splendidi ragazzi abbiamo in Parlamento? Voi vi concentrate su me e Casaleggio quando ci sono Di Maio, Di Battista, Fico». Cui oggi si aggiunge Toninelli, nuova stella a cinque stelle. Mentre la delegazione Pd era invisibile, concentrata sugli smartphone ad eccezione di Renzi, premier e segretario che rispondeva al vicepresidente della Camera come a Toninelli e che assegnava una battuta alla Moretti, al tavolo come testimonial delle preferenze che il Pd può prendere (e che quindi non teme) come la Serracchiani che cinque anni fa batté nella conta delle europee anche Berlusconi.

Perché lo streaming è più comunicazione che elemento per la decisione. Arriva quando i testi sono stati scritti, gli emendamenti presentati, al più come ha fatto Di Maio si prova a usarlo per dilatare i termini di chiusura. Ormai l’uso televisivo della rete da parte dei pentastellati è un gioco scoperto (anche le analisi di Giuliano Santoro lo sottolineano) ma negli specchi incrociati della comunicazione il casting generazionale in cui pesava l’assenza dei capelli grigi di Zanda e Grillo dai due lati del tavolo, sebbene entrambi giochino un ruolo nella partita attuale, porta a pensare che le differenze si annullano, tra l’all in di Di Maio e l’hashtag#sorpresina di Renzi, l’annuncio delle modifiche al testo sul sito Pd (perché non su quelli di camera, senato o governo? Perché la legge di tutti deve diventare la proposta Pd dando il gancio al no a cinque stelle?) e la reprimenda sulla governabilità e la rappresentatività mixate al moralismo «noi non candidiamo indagati – noi votiamo per il loro arresto – voi avete le tessere», l’effetto era quello dell’intercambiabilità.

O come diceva Berlusconi del “teatrino della politica”. Con i “prego parli lei, è stato gentilissimo, troviamo il punto di caduta, basta pizzini, mai più inciuci e larghe intese”, per poi tornare ognuno sulle sue posizioni. Decise lontani dalle dirette streaming. In cui, come nelle elezioni della prima Repubblica, hanno vinto tutti.

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