Oltre

La retorica dell’altro dai partiti
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

Noi non siamo loro, e loro non sono noi. La retorica di Beppe Grillo non definisce una collocazione politica di merito né un quadro di rappresentanza degli interessi. Definisce in primo luogo uno spazio. Più che uno spazio, un mondo. Anzi, due. Due mondi che si contrappongono senza eccezioni e per sempre.
Il MoVimento, che promuove nei contenuti una rivoluzione collettiva e orizzontale, dove il corpus sociale si affratella e autogoverna, sul piano formale agisce con una sistematica logica di separazione. Non a caso i Cinque Stelle si sono dati un non statuto, nel quale natura e identità vengono stabiliti ex ante in forma di antitesi: non siamo come loro né intendiamo diventarlo. È questa contrapposizione che costituisce l’atto fondativo, inamovibile e sacralizzato, che regge l’intero apparato simbolico-linguistico del grillismo.

Si tratta solo in apparenza di un assunto di ordine morale. In realtà la sua vera funzione è abilmente dissimulata: segnare i confini. L’obiettivo è edifi care un ambiente dicotomico nell’immaginario collettivo per poter declinare all’interno di questo spazio la retorica dell’alterità nelle sue molteplici forme.

Una volta che il mondo è diviso in due, tutto ne discende senza fatica.
Da una parte i Cittadini, dall’altra la Casta.
Di qua il MoVimento, di là il Sistema.
La necessità di costruire un luogo metaforico che si adatti fisicamente ad una identità rivoluzionaria spiega perché la retorica di Grillo è una retorica “rovesciata”. Il suo discorso non ha lo scopo di trasmettere le proprie opinioni/intenzioni. Al contrario, le opinioni/intenzioni nascono dal discorso e ad esso si adattano plasticamente per garantirne la sopravvivenza in termini di struttura. Quando il leader si scaglia contro ogni apertura ad alleanze non rivela solo uno dei suoi tic totalitari, ma ribadisce il fondamento formale del suo linguaggio. Il divieto di allearsi è una trincea invalicabile scavata in difesa del “doppio mondo” forgiato dalla lingua dei Cinque Stelle. Un fortino da difendere non solo dall’assimiliazione a partiti, sindacati o altri movimenti, ma perfino dalle allusioni culturali più generiche.
Centro, destra o sinistra? Noi siamo oltre, ripete ossessivamente il guru 5S. E cos’è un oltre se non la definizione di uno spazio fisico altro?
La prevalenza del discorso sull’azione politica non è un fenomeno che riguarda soltanto il MoVimento Cinque Stelle. Basti pensare alle dinamiche comunicative berlusconiane o alla tendenza di Renzi a modularsi tatticamente con grande liquidità mantenendo invece del tutto fermi i caratteri formali della sua narrazione. Ma solo in Grillo questa retorica rovesciata tende a disegnare una alterità totalizzante e senza deroghe, e ciò lo obbliga a differenza di tutti gli altri a fare della prevalenza del discorso un fine e non un mezzo della sua presenza nella vita pubblica del Paese.

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