F. (neo)Fascismo?

Da San Sepolcro a piazza San Giovanni
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

Le ghette bianche di Mussolini come il giubbotto con cappuccio e maschera di Grillo. Quando il capo del Partito Nazionale Fascista giunge a Roma, la mattina del 30 ottobre 1922 con un lussuoso treno diretto da Milano indossa un paio di vistose ghette bianche, acquistate insieme a Margherita Sarfatti durante un soggiorno estivo a Cannes. Come scrive
Antonio Lussu nella sua Marcia su Roma e dintorni era una strana collocazione strategica quella milanese per un condottiero che voleva conquistare Roma: eppure la capitale meneghina aveva l’innegabile vantaggio della vicinanza al confine svizzero nel caso le cose fossero andate male e il Re avesse promulgato lo stato d’assedio presentatogli dall’esitante Facta. Su quelle ghette si focalizza l’attenzione di giornalisti e osservatori del Mussolini trionfante. Il nuovo presidente del Consiglio si reca al Quirinale per ricevere l’incarico e poi, indossando sempre le ghette, incontra a Villa Borghese le squadre fasciste della “marcia”, riaccompagnandole poi personalmente ai treni con le quali lasciano, invitte e insoddisfatte, la capitale.

Novantuno anni più tardi un Beppe Grillo altrettanto trionfante, vincitore morale e (quasi) numerico delle elezioni politiche del 2013, si mette a fare jogging sulla spiaggia di Viareggio coperto da un’improbabile giubba corredata di cappuccio e occhialini. Una maschera integrale, vistosamente indossata con l’unico scopo di farsi riconoscere e seguire dai fotografi , odierni eredi ideali di quel Porry Pastorel che, attraverso la macchina fotografica, immortala il mito mussoliniano nel ventennio. Il duce oltre a essere un dittatore di tipo nuovo è il politico italiano più fotografato di sempre e che utilizza la comunicazione, quella dei giornali prima e delle immagini dopo, come necessario ed essenziale strumento di consenso. Un rapporto stretto, narcisistico e ammiccante, quello di Mussolini – agitatore, capo del governo e futuro dittatore – con i moderni mezzi di comunicazione di massa, in primis la fotografia incarnata da quel Porry Pastorel che letteralmente “perseguitava” il duce nei numerosi appuntamenti pubblici e cerimoniali del ventennio. Ammiccamento e narcisismo che il Grillo del 2013 attribuisce alla “rete”, l’impalpabile territorio delle nuova partecipazione popolare, che il leader 5 stelle richiama come strumento di legittimazione politica e “vero” luogo decisionale.

Mussolini, come scrive Pasquale Chessa in un complesso e avveduto saggio sull’edificazione dell’immagine fotografica del duce, intuisce la regola fondamentale delle moderne comunicazioni di massa: la funzione del carisma nel far notizia per bucare la pagina (cartacea o nel web ha poca differenza) e imporsi all’interesse del pubblico sublimando la realtà. Mentre i politici “tradizionali” siano essi Francesco Saverio Nitti o Enrico Letta, Giovanni Giolitti o Pier Luigi Bersani tentano faticosamente di modificare – in maniera più o meno efficace – la realtà, i politici “nuovi” come Mussolini, Berlusconi, Grillo e forse Matteo Renzi impongono il proprio carisma per plasmare una nuova realtà che si sovrappone a quella esistente e che ne consacra la forza politica (…).

Questo testo è un abstract. Il testo completo di questo saggio è disponibile nel volume, in libreria dal 7 maggio 2014, per acquistarlo clicca qui.