Narrazione

Gioie e dolori della comunicazione
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

All’indomani dell’inatteso risultato elettorale raggiunto dal MoVimento Cinque Stelle  nel maggio 2012 con l’elezione del sindaco nella città di Parma e in diversi comuni del nord, i giornali italiani hanno iniziato a parlare sempre più insistentemente di un “boom” del nuovo soggetto politico. Dopo questa prima rumorosa irruzione sulla scena, una conferma della solidità del fenomeno M5S si è avuta, prima, con le elezioni siciliane, poi, con quelle politiche del febbraio 2013. Con un bacino elettorale che lo ha collocato come terzo partito, il M5S appare oggi stabilmente posizionato, al punto da alterare vecchi equilibri consolidati.
La velocità con la quale si è affermato il partito “non” partito sollecita un’attenta riflessione sulla strategia comunicativa adottata o meglio, per usare un’espressione molto in voga negli ultimi anni nel nostro paese, sulla narrazione offerta a tutti noi cittadini. In apparenza, tale narrazione può risultare  caotica e disordinata: con voci urlanti che arringano le folle mentre rifiutano l’arena televisiva salvo, poi, in quell’arena apparire quotidianamente.
Al contempo, può essere anche contraddittoria allorché si enfatizza la centralità della rete ma se ne fa un uso a dir poco a bassa tecnologia così come si evoca l’apertura e la trasparenza ma si censurano commenti e interventi sgraditi. Insomma, sembrerebbe essere l’ambivalenza la dimensione prevalente con la quale fare i conti.

Per cercare di risolvere tale ambivalenza e capire quale sia stata e continui a essere la strategia comunicativa di Grillo ci può essere di aiuto individuare e ricostruire la forma del disegno che si intuisce nella trama del tappeto. I primi incerti contorni che si intuiscono descrivono un attore che contesta vivacemente una classe politica e un modo di fare politica proponendo in alternativa il ritorno della gestione della cosa pubblica nelle mani dei cittadini. Questo ritorno viene affi dato nelle mani
di un partito “non” partito, di un leader “non” leader, di politici “non” politici, di onorevoli “non” onorevoli. In questa negazione di ruoli e soggetti che tradizionalmente animano la politica nelle democrazie occidentali si scorge una fascinazione per la democrazia diretta, che può arrivare anche ad esprimersi tramite il ricorso all’estrazione a sorte per la designazione a ricoprire alcune funzioni come avveniva ad Atene. In breve, il racconto che si intuisce restituisce un’immagine della politica sottratta ai politici di professione e affidata ai cittadini che si impegnano in prima persona.

Questo testo è un abstract. Il testo completo di questo saggio è disponibile nel volume, in libreria dal 7 maggio 2014, per acquistarlo clicca qui.