Linguaggio

Le parole proibite. Grillo tra tormentoni e idiosincrasie
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

Contro i politici, contro i giornalisti, contro le banche, contro l’Europa, contro i sindacati, contro i troll, contro i dissidenti. Come noto, quella di Beppe Grillo non è una battaglia da riformisti.
Piuttosto, è una guerra “contro” che propone un’alternativa con ambizioni quasi rivoluzionarie. L’identità del MoVimento Cinque Stelle si basa su una chiara contrapposizione con gli avversari e, in prospettiva quasi millenaristica, con il sistema. Alla visione di un regime in cui la partecipazione diretta è garantita dal web, fa eco il futuro preconizzato da Gianroberto Casaleggio che immagina l’avvento di un governo planetario senza partiti e guidato attraverso la rete. La casta, categoria estesa a più professioni, è il nemico principale intorno a cui si snoda la critica grillina che lancia attacchi frontali a un regime democratico filtrato da partiti e media.

Nella costruzione della propria identità, il M5S si serve ampiamente di una differenziazione marcata tra il “noi” e il “loro”. In psicologia sociale, uno dei modelli esplicativi più importanti a tal proposito è proprio quello della teoria dell’identità sociale. Secondo tale modello, l’individuo costituisce spontaneamente gruppi sviluppando un sentimento di appartenenza al proprio ingroup che viene distinto da quello a cui non appartiene, outgroup. Per farlo, costruisce ad esempio “categorie” discriminanti di appartenenza tendendo a massimizzare le somiglianze tra i soggetti all’interno della categoria, esasperando al contempo le differenze con le categorie contrapposte.
Questa teoria offre chiare suggestioni rispetto al fenomeno del M5S. Alternando con abilità pars destruens (attacchi al regime esistente) e pars costruens (dal programma elettorale fino alla fantapolitica), il M5S ha adottato infatti specifi che parole che si sono consolidate nel pantheon lessicale della politica italiana, diffondendosi anche nell’opinione pubblica.
Questi termini definiscono l’identità del movimento a partire da un’azione di netta demarcazione tra il M5S e, genericamente, tutto il resto: io non sono ciò che sono gli altri.

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