L’alfabeto di Grillo. Una seria analisi delle idee dell’ex comico

 I suoi detrattori lo paragonano a Mussolini; Berlusconi addirittura lo ha accostato a Hitler. Per lo studioso Marco Laudonio, invece «è più un diciannovista, un eversore senza memoria storica [...] gli stilemi che ricalca e attualizza sono quelli della psicologia delle folle di Le Bon in cui la retorica del leader influenza le masse [...]».

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Anche se alle elezioni europee non ha vinto come aveva annunciato urlandolo nelle piazze e ha, anzi, registrato un calo di consensi rispetto alle politiche dello scorso anno, Beppe Grillo è un fenomeno politico che ha pochi precedenti nella storia della Repubblica. Neppure L’uomo qualunque di Guglielmo Giannini e la Lega Nord di Umberto Bossi, nati come movimenti di protesta e anti-sistema, sono riusciti a ottenere così tanti consensi.

Capire il perché di tale successo è l’obiettivo del libro che ospita diciotto interventi di altrettanti studiosi che analizzano il linguaggio, l’ideologia, l’idea di democrazia diretta e di Europa oltre che di rappresentanza che anima il movimento dell’ex comico e del guru Roberto Casaleggio. Se spesso è stato definito fascista (Berlusconi lo ha anche paragonato a Hitler), Marco Laudonio approfondisce il tema: «[...] sebbene solletichi la fantasia della stampa nei paragoni con Mussolini, è più un diciannovista, un eversore senza memoria storica, non un nostalgico, e per questo ancora più pericoloso. Grillo si ritiene un argine a derive estremistiche che si stanno diffondendo in tutta Europa, ma gli stilemi che ricalca e attualizza sono quelli della psicologia delle folle di Le Bon in cui la retorica del leader influenza le masse con gli strumenti della ripetizione, dell’affermazione, del contagio».

E a proposito di Europa e della discussione interna al Movimento sulla possibile alleanza con Nigel Farage di Ukip, Andrea Garnero fa notare come Grillo rischi di posizionarsi all’estrema destra, con partiti che non rispecchiano neppure i punti programmatici del m5s che è «un unicum nel panorama politico europeo»: «Sa da una parte – spiega – vuole uscire dall’euro, dall’altra chiede più Europa. Gli euroscettici standard rifiutano tutto il pacchetto europeo e vogliono solo il rimpatrio di tutti i poteri ceduti a Bruxelles. Lasciando perdere l’ultradestra di Marine Le Pen in Francia, Geet Wilders in Olanda o Alba Dorata in Grecia, Nigel Farage leader del partito indipendentista britannico Ukip non chiederebbe mai gli eurobond».

Valentina Parasecolo analizzando il linguaggio dell’ex comico genovese parla di una “neolingua”, efficace da punto di vista del consenso ma che non riesce a dissimulare rimandi alla vita dei partiti tradizionali: «Il M5s si rivela un sintomo, più che una soluzione, della crisi di rappresentanza. Anziché “spazzare via i partiti”, offre una sorta di visione deformata delle strutture politiche tradizionali, in alcuni casi perfino esasperandone i difetti atavici. Se è vero, per restare nella metafora grillina, che le formazioni politiche novecentesche sono morte, il m5s è l’eco della loro estinzione, è la luce ingannevole che arriva da un astro spento.»

Dalla serrata analisi condotta da studiosi e docenti universitari emerge che m5s è un movimento tanto agit-prop della democrazia diretta quanto carente di democrazia interna, in cui si possono trovare tratti riconducibili al paradigma del partito personale carismatico e a quello dei partiti populisti, ma che si mostra anche “mobile” e “adattabile”: «Una forma-partito – oppure non-partito, come dicono i militanti 5 Stelle – che rappresenta il prototipo della postpolitica nell’epoca delle democrazie liquide». La violenza verbale di Grillo non è secondaria rispetto al consenso che ha ottenuto. L’ex comico genovese, nell’analisi di Alessandro Lanni, dà voce a «un risentimento collettivo – giustificato o meno che sia – . Certo, ci sono le proposte, c’è la buona volontà di qualche deputato o senatore del m5s, ma la rivoluzione è soprattutto quella della rabbia. Altro che destra e sinistra, ormai i poli sono diventati quello degli accusati e quello degli accusatori. In una centrifuga in cui l’incazzatura collettiva alimenta il grillismo il quale butta benzina sull’incazzatura diffusa che rafforza Grillo e così via in una spirale che si autogenera…».

 

Recensione pubblicata sul numero di luglio-agosto 2014.

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