L’Alfabeto di Grillo il dizionario ragionato della politica “nuova”

Il libro della settimana – Massimiliano Panarari cura la rassegna di vocaboli e frasi entrati nel gergo comune con il Movimento 5 Stelle

gazzettadireggio

 

Si tratta di fatto del primo “dizionario critico ragionato” del Movimento 5 Stelle. E a curarlo, insieme al giornalista Marco Laudonio, è il reggiano Massimiliano Panarari (studioso di media e politologo, nonché editorialista di alcuni quotidiani, tra cui la Gazzetta di Reggio). Alfabeto Grillo è un volume collettivo organizzato come un lemmario-vocabolario, le cui voci sono state scritte da 19 autori, dalla A di Ambiente alla Z di Zeigeist, passando, tra le altre, per la B di Boom, la C di Costituzione, la D di Democrazia diretta, la I di Ideologia, la N di narrazione, la O di Oltre.

Un’opera a più mani, e a più teste, alla quale hanno contribuito accademici come i sociologi della comunicazione Sara Bentivegna, Fausto Colombo, Giovanni Boccia Artieri e Michele Sorice, la costituzionalista Carla Bassu (spesso ospite di Gazebo, il programma su Rai 3) e giornalisti come il direttore de La nuova ecologia Marco Fratoddi, la firma politica di Repubblica Marco Bracconi, il caporedattore centrale de II Piccolo Marco Pacini, il vice-direttore di Europa Mario Lavia, e molti altri.

Tra società dello spettacolo, demagogia, “politica 2.0″, crisi della rappresentanza, at tacchi alla “casta”, il Movimento 5 stelle rappresenta una delle espressioni per eccellenza della “grande mutazione” avvenuta – anche sotto il segno della disintermediazione – nella scena politica del nostro Paese negli anni Duemila. Nonché il primo movimento-partito italiano nato dalla popolarità di Beppe Grillo, contemporaneamente comico già televisivo, mattatore nei teatri e Savonarola della Rete “oltre la destra e la sinistra”. Un movimento, tanto fautore accanito della democrazia diretta quanto carente sotto il profilo di quella interna, in cui si possono trovare elementi riconducibili al paradigma del partito personale carismatico e a quello dei partiti populisti, ma che si mostra anche molto “mobile” e flessibile. Una forma-partito – oppure “non-partito”, come dicono i militanti 5 Stelle – che costituisce il prototipo della postpolitica nell’epoca delle democrazie liquide. E, dunque, una delle manifestazioni del postmoderno e di quelle sue tendenze che stanno cambiando radicalmente (e forse per sempre) il volto della politica per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

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