Frammenti di un discorso messianico

Diciannove firme per “Alfabeto Grillo” saggio sulle parole del Movimento. Bracconi: “La retorica del doppio mondo fornisce l’alibi per non rispondere alle critiche”.

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Questo è un estratto dalla voce “Oltre“.
Il punto di partenza di Grillo e Casaleggio non è la scelta di comunicare quasi esclusivamente attraverso la Rete. Questo è solo l’epifenomeno di un apparato simbolico molto più complesso. Perché Internet non è il mezzo, ma il “luogo” fisicamente inteso dove leader e MoVimento risiedono. Nella retorica del doppio mondo — costruito nel tempo attraverso la reiterazione dell’antitesi noi/loro — il web prima di essere lo strumento di trasmissione del messaggio è il “mondo” dei 5 Stelle. La circostanza che anche l’altro mondo sia presente in Rete è un dettaglio ininfluente. La presenza dell’”altro digitale” è derubricata e secolarizzata — e dunque resa residuale — perché priva di significato simbolico. Non sentiremo mai Epifani, Alfano, Letta e perfino Renzi dire decide la Rete. Al contrario, l’elezione del web ad habitat esclusivo dell’élite grillina nasce dall’evocazione continua di una entità astratta posta in sostituzione dei tradizionali meccanismi della rappresentanza. E Internet assume una valenza etica (è il bene superiore che sanziona e decide), ma anche religiosa (Internet è il mondo della verità contrapposto al mondo della bugia).
La retorica del doppio mondo è anche un formidabile strumento per la produzione di alibi. Se il MoVimento “abita” il mondo del bene, dove i vivi sono antitesi agli zombie, non è più necessario sciogliere le contraddizioni nei loro contenuti intrinseci. È sufficiente espellerle per via formaleattraverso un sistematico appello alla negatività del mondo avversario. Nessuna obiezione al MoVimento è lecita, semplicemente perché l’obiezione proviene dal “mondo del male”. Se il nemico è una élite di esseri malvagi, chi può avere mai la sfrontatezza di dubitare della bontà delle sue vittime? Da sempre, leader e MoVimento replicano alle critiche attraverso l’enfatizzazione retorica del male altrui. In questo modo l’intera struttura linguistica costituisce l’habitat ideale per esercitare un vittimismo di natura mimetica. Noi non siamo loro ma siamo come voi, e soprattutto come voi siamo vittime di esclusione e sopruso. Da luogo identitario la retorica grillina si fa ambiente ideale per la produzione di alibi, fino a diventare la formula di identificazione tra MoVimento e popolo. Posta in questi termini, la vittoria non può che essere certa. Eppure l’evocazione messianica del trionfo del “bene” sul “male” viene declinata sia al passato che al futuro. Consapevoli di quanto la comunicazione digitale abbia mutato l’opinione pubblica, Casaleggio e Grillo si guardano bene dal “congelare” nel futuro l’apocalisse del mondo del male. La inseriscono invece in un continuum temporale dove l’attesa dell’annientamento dell’“altro” è annunciata per il futuro ma con altrettanta insistenza definita come già avvenuta. Il futuro è “già qui”. E solo l’ostinazione violenta del mondo del male gli impedisce di essere concretamente in atto. Così connotato, il mondo dei partiti finisce per assumere un aspetto di irrealtà. Continua ad agire, ma senza più “essere”. Un paradosso millenaristico con cui i 5 Stelle destrutturano la percezione del reale e derubricano il conflitto da scontro politico a guerra di sistema.

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