Esclusione digitale

a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

La nascita e la veloce crescita del MoVimento 5 Stelle, almeno nei consensi, è inspiegabile se non si guarda alla conclamata crisi della democrazia rappresentativa ed alla evidente incapacità della classe politica di tradurre le indicazioni giunte da politologi, sociologi ed intellettuali nelle riforme istituzionali di cui – da anni – si discute solo sui giornali.
Naturalmente, non si tratta di un’anomalia italiana. La crisi della democrazia rappresentativa è un fenomeno comune a tutti i Paesi occidentali negli ultimi venti anni per almeno tre ordini di ragioni:

1. la partecipazione popolare si risolve, pressoché esclusivamente, nella determinazione di una maggioranza parlamentare (laddove la legge elettorale lo consenta); ma il Parlamento non è più il centro del potere reale, essendo diventato ormai il luogo di registrazione di decisioni prese in altre sedi (come dimostra l’aumento smisurato dell’istituto della decretazione d’urgenza);

2. in ogni caso, la partecipazione popolare è limitata e ad intervalli ormai troppo lunghi per legittimare realmente le decisioni del Parlamento;

3. il suffragio universale non ha contribuito a migliorare la qualità degli eletti: non è affatto scontato che il popolo elegga come propri rappresentanti gli uomini migliori, gli onesti, i competenti. Né i partiti si sono rivelati adeguati nel selezionare candidati in grado di rappresentare realmente i sempre più complessi interessi della collettività.
I fattori appena descritti hanno innescato un circolo vizioso di cui il sempre crescente astensionismo rappresenta solo uno degli indici. Alla diminuzione del numero dei votanti, infatti, si accompagna una generale e crescente insoddisfazione per il ruolo, l’operato e sempre più anche per il comportamento personale dei singoli componenti della “casta”.
A ciò si aggiunga la rivoluzione tecnologica che ha avuto un impatto dirompente su ogni ambito dell’agire umano negli ultimi venti anni e che rende i tempi e le procedure della democrazia parlamentare ormai obsoleti.
La democrazia è arrivata quindi a un bivio, proprio come nei primi anni del ventesimo secolo, quando le masse popolari presero coscienza del fatto che i rappresentanti non avevano mantenuto le promesse di riscatto sociale.
Tuttavia, mentre un secolo fa la crisi democratica sfociò nell’affermazione di regimi totalitari, oggi la critica “antipolitica” della rappresentanza si vuole ispirata dalla radicale sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche o – in una versione meno estremistica – dalla rivendicazione di forme diverse di democrazia.
Le due principali alternative alla democrazia rappresentativa che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni sono essenzialmente due: la “democrazia collaborativa” (o Open Government) e la “democrazia diretta”, espressamente richiamata da Grillo e Casaleggio.

Questo testo è un abstract. Il testo completo di questo saggio è disponibile nel volume, in libreria dal 7 maggio 2014, per acquistarlo clicca qui.