Beppe Grillo da Bruno Vespa, un comizio che fa vincere entrambi

Il ritorno del leader alla Rai nello studio di Porta a Porta per parlare a chi non lo vota. Più di 3 milioni di spettatori. Un gioco delle parti che sta bene a entrambi: «Voglio rassicurare. Non vengo qua a farmi intervistare, certo che è un comizio»

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Come Benigni con Baudo. Ecco dove l’avevamo già vista questa scena. L’ingresso di Beppe Grillo nello studio iper-illuminato di Bruno Vespa è un deja vu televisivo. Sembra di rivedere il comico toscano a Domenica In. S’aggira stralunato, annusa l’aria, parla col pubblico in studio, rimira il suo ritratto disteso nel videowall. E col padrone di casa che lo insegue stando al gioco. 
«È da ventuno anni che non venivo in Rai» dice, e quasi trenta (era l’86) ne sono passati dalla famosa battuta sull’aereo dei socialisti in Cina, che gli costò l’epurazione dalle reti pubbliche. 

Sono proprio tutti gli anni di lontananza prima coatti e poi voluti e rivendicati che generano l’attesa e che incollano una grossa fetta del pubblico televisivo allo schermo ad aspettare che Grillo faccia il botto. Il clima somiglia è quello del febbraio 2013 quando a ridosso delle elezioni Silvio Berlusconi fece visita da Santoro con la famosa scenetta della poltrona spolverata. C’è il duello faccia a faccia con il nemico (Vespa per Grillo è un po’ un Santoro per Berlusconi), il ritorno sul luogo del delitto che si trasforma però alla fine in una partita win-win, dove entrambi fanno bella figura e dove entrambi portano a casa il risultato. E c’è il gruppo d’ascolto mobilitato su Twitter attorno all’hashtag #GrilloinVespa (vedi lo storify di Marco Laudonio).

Eppure, col Berlusconi ad Annozero una differenza c’è. Mentre l’ex premier andava all’attacco e ostentava la contrapposizione, qui no, anzi. E Grillo lo spiega fin dalle prime battute dell’intervista, quando ancora i due non si sono accomodati in poltrona. «Son venuto qui per rassicurare, per farvi vedere che riesco anche a non urlare. È una mossa politica». Non che ce ne fossero dubbi, ma lo chiarisce fin da subito: andare da Vespa è una mossa politica. A chi gli rinfaccia di andare in tv oggi solo per interesse, Grillo risponde: «sì, e allora?». E questa trasparenza smonta vari argomenti contro di lui. 

Il movimento che aveva fatto una bandiera ideale e ideologica del rimanere fuori dalla tv ora fa un’inversione a u sull’autostrada della comunicazione politica. Preparati dall’uno-due Di Battista e Di Maio dell’11 maggio, ospiti rispettivamente di Lucia Annunziata e Massimo Giletti, ieri e domenica sono scesi in campo i pesi massimi del M5S, l’accoppiata Gianroberto Casaleggio-Beppe Grillo. Se non è strategia questa, c’è almeno della buona tattica. «Siete il braccio e la mente del M5S?» chiede l’ex presidente della Rai a Casaleggio. L’uno nella trasmissione dove si parla alla testa, l’altro ieri sera a quella dove si parla alle passioni. 

Per decidere di tornare in quella tv che tanto detestano, addirittura nel salotto di Bruno Vespa, quello dell’entertainment politico, ci dev’essere una buona ragione. Poco più di un anno fa, i telefoni delle redazioni dei giornali italiani friggevano per sapere dove sarebbe andato a parlare il leader del movimento. «Intervista a Sky?» «Sì, anzi no, non se ne fa nulla».

È tutta un’altra aria quella che tira oggi e delle due l’una: o il M5S è indietro nei sondaggi oppure sente di essere davanti al Pd. 

Nel primo caso l’ipotesi è che Grillo provi “il tutto per tutto” per rimontare, la pesca a strascico in un mare che non è stato finora il più pescoso per Grillo, quello degli over 55 ovvero il pubblico di Bruno Vespa, tra cui il consenso ai cinque stelle è ampiamente sotto il 20%. Il primo scenario ipotizzabile è quello di un M5S in difficoltà che prova a risalire la china elettorale col vecchio strumento berlusconiano: andare in tv e sfruttare l’evento. Se ne parla da giorni e se ne parlerà ancora, colonizzare le prime pagine dei giornali e le aperture dei tg è sempre buona cosa a ridosso delle elezioni. 

Seconda possibilità è la “spallata definitiva“. Grillo sente che la vittoria è a portata di mano e allora ci prova a fare bottino pieno il 25 maggio. E proprio per questo motivo alza l’asticella, rinnega l’ideologia post-televisiva e si va a sedere sulla poltrona di pelle bianca nello studio di via Teulada per parlare a quelli che non l’hanno mai sentito, soprattutto non l’hanno mai visto. 

Certo, non conta troppo il cosa ma il come. Certo, Grillo voleva più mostrarsi in tv che enumerare punti programmatici a una nuova platea che non lo conosce ancora. Eppure, il risultato del suo profluvio di parole è stato indigeribile. Sarà stata l’ora tarda, sarà stato il ritmo forsennato dell’orazione, ma alcuni passaggi sembravano senza capo né coda. Come quello sulla questione immigrazione, dove il leader M5S chiede «più testa che cuore» nell’affrontarla e dove afferma che è tema strumentale alla definizione di chi è di destra o di sinistra, ma nel quale poi si ingarbuglia in un discorso senza capo né coda.

Alla fine il risultato è buono per Grillo ma non eccezionale: 23,75% di share e 3 milioni 165mila spettatori. Forse il più soddisfatto è proprio Vespa.

«Io non vengo qua a farmi intervistare, certo che è un comizio» ribatte Grillo a un Vespa che gigioneggia nel suo ruolo che a metà trasmissione è già diventato quello della spalla del mattatore o, vederla da un’altra prospettiva, quella dello psicanalista che prende su di se la lunga tirata del paziente senza reagire, anche agli insulti o alle provocazioni, ma accogliendo ogni parola. E il segreto del suo successo di ieri sera è tutto lì, «chi vuol farsi un’idea di chi è Grillo e di chi sono io, basta che ci guardi» avrà pensato. Al punto che uno degli scambi più surreali della serata sembra scritto da Massimo Troisi. «Ti fidi di Benedetto Croce?» chiede l’ex comico. «A volte sì, a volte no» risponde Vespa. What else? -

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