Boom

Come Grillo nessuno mai
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

Il tentativo, in gran parte riuscito, di dar vita a un trust dell’onestà, della diversità e del cambiamento, costruito sulla spettacolarizzazione della coppia oppositiva noi-loro, spiega solo in parte il boom del “grillismo” alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013. Ma è da qui che si dovrà partire.
“Noi, come M5S – dice Grillo – siamo in mezzo a due sistemi: lo Stato fallito e i cittadini”. Non fa nomi. Per dire “loro” dice lo Stato, radicalizzando al massimo lo scontro, fino al “siamo in guerra”. Lo Stato fallito sono “loro”, quelli a cui nelle piazze si urla “arrendetevi”.

E nella domanda implicita “con chi volete stare?” consegnata a un istant book pre-elettorale, c’è già tutta la carica emotiva, l’appello “erotico” che poi esplode nel parossismo delle piazze a cinque stelle, quelle anti-agorà che riassumono fotograficamente tutte le contraddizioni del MoVimento.

Grillo non detiene il copyright del “noi e loro”, della diversità “genetica” rispetto a tutti gli altri attori della scena politica. “Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi…”, diceva Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari nella famosa intervista sulla questione morale del 28 luglio 1981.

“Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti”, lo incalzava il direttore di Repubblica. “Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa – replicava il segretario del Pci –. Noi comunisti abbiamo sessant’anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio”.
La diversità rivendicata da Berlinguer era morale e politica insieme – quanto è bastato per garantire al Pci un boom durato molti anni – ma si portava dietro due parole – storia e comunisti – la cui pesantezza se da un lato ha costituito il limes invalicabile di quel boom, dall’altro graverà per molti anni a venire sugli eredi. I quali poi ci metteranno del loro, una volta che quel peso cominciava ad alleggerirsi, nel non sapersi accreditare come portatori sani e quasi esclusivi (gioco non difficile nell’Italia berlusconiana) di una questione che si chiamava e si chiama morale, vale a dire quella variabile indipendente della storia politica italiana, che di tanto in tanto provoca dei sussulti, con conseguenti boom elettorali.

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